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giovedì 20 giugno 2013

La mortalità

La morte è diventata un imposizione per la razza umana e non è più accettabile. Alan Harrington, dall'Immoralista.

Vorrei cogliere lo spunto da questa frase con cui si apre uno dei video di Jason Silva, tratto dalla serie "Shots of Awe" (lampi di saggezza).
dice Alan Hrrington: "ogni filosofia che accetta la morte dovrebbe essere considerata, essa stessa, morta."
Silva dice di essere d'accordo con lui, la consolazione della condizione umana è insensata. Il fatto che apparteniamo ad un universo in espansione che la terra si riscaldi e l'accettazione della morte come disegno universale in un sistema entropico è una magra consolazione, un miserabile tentativo fatalista di accettare le debolezze della condizione umana. Questa accettazione ci paralizza e non c'è verso di far pace con la mortalità dell'uomo. Neanche una visone cosmica antropica ci soddisfa, noi facciamo parte del mondo vivente, un mondo estremamente organizzato complesso e gerarchico dove letteralmente l'evoluzione si diffonde in maniera esplosiva.  La vita evolve in forme sempre più complesse, più tecnologia, più conoscenza.
Nessuno nega l'importanza storica della morte. Essa è stata una pietra miliare dell'evoluzione. Con la sessualità, l'accoppiamento, la morte e la nascita di nuove vite, la natura ha sperimentato e perfezionato le sue creature, disfacendosi del vecchio per far posto al nuovo. I geni sono stati un modo per trasmettere l'informazione. Ma cosa succederebbe se noi fossimo capaci di creare nuovi mondi, capaci di padroneggiare le biotecnologie, di produrre software capace di costruire il proprio hardware? Allora cominceremmo a creare noi il mondo vivente, le diversità. Diventeremmo una sorta di saggezza mentale globale interconnessa. A quel punto la morte potrebbe non essere più necessaria per la nostra evoluzione. Potremmo creare un mondo dove non sarebbe necessario avere delle perdite, Per quanto possa questa sembrare  una visone pazza e fuori di ogni congiunzione umana, in fondo, è quello che l'uomo ha sempre fatto, attraverso la propria arte, in maniera molto articolata, creando monumenti, cattedrali, statue fantastiche; ma anche attraverso la musica, la poesia opere visibili dallo spazio. E' un modo per dire ci sono, sono esistito, io ero qui proprio in quel momento. Abbiamo in questo modo sempre cercato di costruire la nostra immortalità e abbiamo sempre cercato di dire che a noi importa. Ecco perché l'accettazione passiva della mortalità oggi sembra non essere più accettabile Voi che ne pensate?

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